
Sul blog di Andrea D’Angelo qualcuno mi ha ricordato di come fosse “impossibile definire il Fantasy” [dentro limiti precisi]. Su Writers Magazine qualcuno ha detto che il Fantasy in generale è, per me, il Fantasy come dico io. Un po’ ovunque, invece, spacciano robe strane per Fantasy, lavandosene le mani.
Dannazione, no! Ecco cos’è il Fantasy, secondo me, cercando di ragionare per gradi e con la logica.
Ogni genere letterario trova un suo esponente, che talvolta corrisponde al fondatore. Indubbiamente il Fantasy viene attribuito sempre e solo a John Ronald Reuel Tolkien. Alcuni rivendicano l’origine del genere attribuendola all’Ariosto o a Omero. Due cose sono certe, a questo punto: le opere dell’ariosto e le leggende di un autore che molto probabilmente non è esisito hanno in comune alcuni elementi: la guerra, l’onore, la magia o fattori diversamente reali, la ricerca e il viaggio, le creature mitiche.
Questi primi elementi sono propri del Fantasy, ma non bastano a definire il genere. Bisogna precisare che la magia, come spiega Tolkien in Sulle fiabe, non è quella scientifica, alchimistica, artificiosa, insomma non quella sovrannaturale, ma quella profonda.
Ora, è chiaro che il termine Fantasy è nato solo dopo. Cito ancora l’esimio Tolkien:
“ La fantasia in questo senso [intesa come ‘estraneazione dal Mondo Primario’ e ‘libertà dal dominio del «fatto» osservato’] è, a mio giudizio, non già una forma inferiore, bensì più elevata di Arte, anzi la forma più pura (o quasi pura) di essa, e pertanto, quando la si raggiunge, la più pregnante.”
Se questo è l’aspetto essenziale della Fantasia, perché espresso dallo stesso Tolkien, che è indiscutibilmente l’esponente e creatore del Fantasy, vi è anche un altro aspetto; sembra che Tolkien abbia detto la sua su ciò che sarebbe potuto accadere in futuro:
” […] la Fantasia troppo spesso resta sottosviluppata; ed è stata usata in maniera superficiale o solo semiseria, oppure come semplice belluria: resta mera «stravaganza». “
Non penso sia necessario commentare quest’ultima citazione.
Ora che si sono stabiliti alcuni “parametri”, si può dire che Fantasy è ciò che segue queste regole. Tuttavia vi è ancora un elemento fondamentale, troppo spesso trascurato, che è probabilmente alla base del Fantasy classico. L’immaginazione completa, infatti, comprende l’utopia e l’ucronia. In Tolkien, infatti, vi è un altro mondo e consequenzialmente un’altra epoca. A mio parere, questa decisione, se così si può chiamare, è stata influenzata dall’aria romantica che aveva dominato fino alla metà dell’ottocento. I temi essenziali del romanticismo sono: la notte, il demonio (in senso lato: le creature oscure), la fuga dal mondo, in un altro posto e in
un’altra epoca, spesso il medioevo dei cavalieri, l’età classica dei poeti, e il magico e lontano oriente.
Altri elementi, introdotti o riproposti da Tolkien, sono: la lealtà e la fratellanza di un gruppo, l’oppressione di un nemico malvagio e potente, il nuovo che rinasce dal passato, ecc…
Il genere però non può non evolversi. Gli autori fantasy moderni che più si sono attenuti al Fantasy classico possono essere Terry Brooks, Robert Ervin Howard, Robert Jordan, George Martin ecc… Terry Brooks e Robert Howard hanno ambientato i loro racconti rispettivamente in un lontano futuro e in un antichissimo passato, in modo da sfuggire al Mondo Primario pur rimanendovi. Robert Jordan si è distaccato completamente, creando un mondo e un’epoca diversa, così come George Martin che, al contrario di molti altri, pur attenendosi ai “canoni” riesce a dare alla magia in senso lato l’importanza che merita, celandola sotto un’atmosfera di mistero.
Stephen King, con la Torre Nera, si pone in una posizione ambigua. Pur variando in alcuni temi, però, si può definire fantasy: nel ciclo è costantemente presente la fratellanza, la ricerca, l’oppressione del nemico, il mondo e l’epoca alternativi, ecc…
Queste opere, a mio avviso, possono essere considerato Fantasy, poiché, pur variando leggermente dai parametri originari, vi si attengono più di altri, e possono costituire un punto di riferimento.
Molti ricorrono al Fantasy per i loro racconti; ma i racconti che presentano solo alcuni di questi elementi e ne escludono i “pilastri”, a mio parere, non possono essere considerati fantasy. A questo punto entra in ballo il fantastico e il surreale, che non è di mia competenza.
Il Fantasy, dopo tutto, si può definire; costringerlo a tutti i costi in limiti stabiliti in base a questo ragionamento non è sbagliato, ma probabilmente ucciderebbe l’essenza propria del genere, che mira all’amore per la fantasia e alla libertà dal mondo reale.


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