[Estratto] Il ramo d’autunno - Senti, fredda e forte, la sua stretta?

Posted by taotor on Nov 03 2007

Avevo ripreso il viaggio.

Credevo che il Tarsylth mi volesse lontano. Credevo mi chiamasse. Abbandonai il crudele ducato, convinto di lasciarmi alle spalle il pericolo, i complotti. Oltrepassati i confini di Eidmar, fui nel Persnith.

Lì l’inverno si scatenò.

Un brano comune a tutti i paesi di Görhôdon cantava queste parole:

Non la vedi, seduta sul quel tronco?

Nella radura, il bastone al suo fianco.

Attende; il suo mantello non è bianco.

Cucina un cervo, scappato dal branco.

Si gira e ti guarda, tutt’ossa,

vuole attirarti in una morsa.

Ti attende, paziente, e non ha fretta.

Senti, fredda e forte, la sua stretta?”

L’inverno mi gettò in una febbre delirante che mi fece giacere, inerme, sul freddo terreno, come morto. Così passai alcune giornate, e tuttora non ricordo quanto tempo trascorse, divorato dalla malattia. Ebbi visioni e riuscii a parlare con gli spiriti del bosco. Mi dissero che le Ombre sarebbero presto giunte, se non mi fossi alzato. Mi avrebbero ghermito, e di me non sarebbe rimasta nemmeno l’anima, o il ricordo.

Conoscevo le storie sulle Ombre, e l’animo mi s’infiammò di vita.

La febbre si attenuò, per il volere degli dei, e riuscii ad alzarmi e a continuare il mio viaggio.

Ma ero affamato. Non mangiavo da lungo tempo, gli animali erano sfuggiti all’inverno, nascosti nelle loro tane, e non avevo le forze per cacciare, neanche un coniglio. La sola acqua non bastava a tenermi in vita.

Ero lì, nei pressi di una radura, in quell’enorme foresta. L’avevo cercata per tutta la mattinata, la radura, e ora la contemplavo, accasciato contro un albero.

«Dove sei?» mormoravo. Sapevo di avere il volto scavato, occhiaie scure come la notte sotto gli occhi, una barba sporca e incolta e capelli selvaggi. Un Vagabondo.

Non la vedi, seduta sul tronco? Nella radura…”

«Non ti vedo…»

Le fronde degli alberi si scossero. Mi avvolsi nella larga cappa scolorita, verde come le foglie, sciolsi i nodi che assicuravano il Bogômer alla schiena. “Sembra sia passato un secolo dall’ultima canzone” pensai, osservando lo strumento.

Alzai lo sguardo, e una goccia mi cadde sul naso. Immersi la testa nel cappuccio. Ricominciava a piovere? L’umidità di quelle giornate mi aveva aggredito senza sosta, e ancora non riuscivo ad abituarmici. Speravo di poter morire, prima.

Ma la morte non giungeva, in quella radura.

Qualcosa si mosse dietro di me. Udii dei passi, nonostante il terreno umido attutisse i rumori. Dapprima parvero d’animale, poi umani.

Mi alzai, nascondendomi dietro il tronco imponente. Lanciai un’occhiata verso il sentiero.

Un uomo avanzava nella mia direzione.

Non hai paura della morte?” pensai, senza ragionare coerentemente. La febbre arroventava ancora la mia pelle. “Attento alla radura, straniero…”

Mi sorse un dubbio. Perché mi nascondevo? Avrei dovuto chiedere aiuto? Forse… Ma quel viandante si sarebbe fidato di un fantasma?

L’uomo sembrava sicuro di essere solo, ed era ormai vicinissimo al mio nascondiglio. Nascosi il Bogômer, che poteva benissimo confondersi con le foglie e i rami caduti. Mi appiattii contro l’albero, come un gatto che, facendo oscillare il didietro, è pronto a saltare sulla preda.

La mia spada maledetta premeva contro il fianco.

Ecco l’uomo. Ora o mai più.

Gli saltai addosso, con tutta l’ira che possedevo. Quello, colto alla sprovvista, saltò indietro dalla paura e mi evitò, senza curarsi della natura dell’aggressore.

Urlai.

L’uomo vide il mio volto nonostante l’ombra generata dal cappuccio. E sbiancò.

«Forestiero… Brigante bastardo!» disse, mentre tentava di sfilare un’arma dalla custodia, probabilmente un banale coltellaccio.

Mi lanciai con le mani in avanti, per strangolarlo. Ma la mia foga ci fece solo cadere e rotolare, insieme.

Stesi per terra, l’uomo da un lato e io dall’altro, infilai una mano tra le pieghe della cappa e sciolsi il nodi che teneva ferma la spada, quindi la impugnai.

Mi rialzai, le foglie attaccate al mantello. Anche l’uomo era in piedi, e ci studiammo. Impugnava il coltellaccio.

Avanzai, e a forza di fendenti impazziti l’uomo arretrò, fino a sbattere contro un albero.

Mi minacciò col coltellaccio, e io tentai un affondo. La lama si piantò nel tronco, e la rimossi con violenza.

«Avanti!» gridai, e la mia voce risuonò mostruosa, rauca, per i molti giorni di silenzio che avevo trascorso. «Avanti!»

L’uomo era terrorizzato, e obbedì alla mia provocazione come uno stolto.

Lacerai l’aria con un fendente, e colpii la mano dell’uomo, che tentava di aggredirmi caricando col braccio armato steso dinanzi a sé.

Urlò di dolore, il coltello cadde, una parte della falange del dito cominciò a ciondolare dalla mano, mentre dal moncone zampillava sangue.

Con la mano libera raccolse l’arma, ma io fui più veloce, e lo sorpresi alle spalle, cingendogli il collo col mio braccio sinistro, facendolo stare dritto e con la testa alta, come un fiero guerriero condannato a morte.

Ma si divincolò, girandosi per aggredirmi, e riuscì solo a cadere supino.

Non esitai, e le mie ginocchia furono sul suo petto, mentre con una mano lo tenevo fermo

Come posso uccidere quest’uomo?” pensai in un attimo. “Che diritto ho, in fondo? La sua vita gli appartiene, però anche la mia… non ha un valore, la mia vita? Non siamo altro che uomini; solo questo. Non lo conosco, e non voglio conoscerlo. Non m’interessa il suo nome o la sua famiglia. È un viandante che presto dimenticherò. Voglio solo i suoi viveri.”

Si dibatteva. Calai l’elsa della spada sulla sua tempia, e si agitò ancora di più. Risposi con altri colpi, e la tempia si aprì e la faccia si macchiò di rosso.

Smise di muoversi.

Giacque morto sul suolo, sporcando di rosso il terreno.

L’osservai. La testa mi girò ma rimasi fermo. Quindi mi chinai su di lui e frugai tra i vestiti. Trovai un sacchetto di denaro, un foglio con scritte che non compresi, e cibo.

Divorai il pane e il formaggio, quasi fino a strozzarmici, e mandai giù la birra trovata in una fiasca, sotto le vesti del viaggiatore morto.

Nella borsa nascondeva anche delle erbe. Dall’odore riconobbi cannella, e trovai anche della corteccia di salice. Esultai in silenzio per quella scoperta preziosa.

Non sarei morto. Avrei curato la febbre e continuato il viaggio, finché potevo. Mi bastava un contenitore, dell’acqua e del fuoco per riscaldarla.

Notai una linguetta che sporgeva da una tasca degli abiti del cadavere. La tirai e venne fuori un foglio spesso, ben ripiegato.

Lo aprii. Una mappa. Sorrisi. “Dio mi vuole bene” mi dissi, “tutti gli dei mi stanno aiutando… è evidente!” Riposi con cura la mappa, e sfilai al cadavere gli stivali.

Raccolsi il Bogômer, gettai un lembo della cappa dietro la spalla e m’incamminai.

«Infine, nella radura, la morte è giunta» mormorai, lanciando un’occhiata al cadavere. «Senti, fredda e forte, la sua stretta?»


One Response to “[Estratto] Il ramo d’autunno - Senti, fredda e forte, la sua stretta?”

  1. mcnab Says:

    Ciao!
    ci becchiamo spesso sul blog di Simone, ma ora sono passato a trovarti ;)

    Interessante questo tuo articolo sul fantasy. Io ho un po’ abbandonato il genere, ma per anni è stata la mia prima passione.
    Perchè ho abbandonato il genere?
    Presto detto: da quando sugli scaffali hanno cominciato a spuntare libri di Salvatore (e cloni ancora meno belli) ovunque, mi sono un po’ rotto della ripetività dei romanzi fantasy.
    Lo stesso vale per tutti quei libri tratti dai moduli dell’ AD&D, gioco di ruolo che io stesso ho praticato a lungo. Ma un conto è giocarci, un conto è scriverci dei romanzi.

    Ora leggo Martin, perchè è innovativo e propone un fantasy “verosimile”, vale a dire fatto di gente che muore e soffre davvero, non solo di elfi lindi e puliti e di nani brontoloni.
    E Martin non manca certo di “epica”, la cosa che più mi piace del fantasy.
    Non per niente Gemmell è uno dei miei autori preferiti!

    Però oggi come oggi van di moda gli “ibridi”. Fantasy contemporanea, fantascienza mischiata a fantasy, horror-fantasy.
    Alcuni romanzi di questo tipo sono effettivamente interessanti e innovativi, ma noto che sta già diventando una strategia editoriale, con prodotti (romanzi) preconfezionati. E allora la cosa mi piace meno, perchè sa troppo di costruito per vendere.

    Scusa se sono andato un po’ OT :)

    PS: già che ci sono ti linko…

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