Racconto breve | Q5
Posted by taotor on Feb 25 2007

Dopo l’enorme successo (
) di Nella nebbia della valle, ho il piacere di presentarvi un racconto breve di fantascienza. Sono ancora una matricola nel genere, quindi accetto con piacere suggerimenti e commenti di qualsiasi tipo (non siate violenti, però!
). Il racconto in Pdf: qui
Un saluto,
Federico
Q5
- Ne vedi qualcuno? -, domandò Druth. Si avvicinò alla roccia del cecchino tenendosi
basso.
- No, nessuno. Ho una dannata voglia di fumare.- La voce distorta, proveniente dall’interno
della tuta, aveva una sfumatura di rabbia che a Druth non piaceva per niente. L’aveva già
sentita, quella musica, e gli ricordava solo brutte cose. Trasformazioni. Persone diverse.
Follia.
- Non pensare alle sigarette, Er. Pensa a far fumare il prossimo bastardo che si affaccia
troppo.
- Sissignore, con molto piacere.
- Bene. - Druth gli diede una pacca sulla spalla e si allontanò. Era preoccupato per i suoi
soldati. Non vedevano la luce di un qualsiasi sole da tre giorni, ormai. Solo quella riflessa
da lune polverose.
Si trovavano nella gola di un piccolo canyon. Avevano trovato qualche caverna, e nella più
riparata avevano nascosto i meqha nuovi di zecca, Q5.
Druth raggiunse il gruppo dei soldati. Sapevano che sarebbero morti entro quaranta ore al
massimo. L’ossigeno pompato dalle tute era sempre più sporco. Il clima del piccolo pianeta
costantemente secco.
- Novità? - chiese Druth.
- Sì, Comandante -, rispose una voce. Sembravano tutte uguali. Era quella di Col.
- Ebbene?
- Ci hanno contattati.
Il cuore di Druth fece un balzo e tornò a posto all’istante. - Davvero? Quando? Che hanno
detto?
- Parlateci direttamente voi. Sono ancora in linea, ma il microfono sembra rotto.
Col gli passò la radio. Nonostante le interferenze metalliche e i fruscii, si potevano
distinguere le parole. - Mi sentite? Capitano Druth, mi sentite? Rispondete, se siete in grado
di sentirmi. Ripeto, rispondete. È il capitano Ludwig che vi parla. Mi sentite?…
- Sì! sì! Vi sento, dannazione, vi sento! - gridò Druth alla radio.
Col rimase a guardare il capitano. Non osava ripetergli che il microfono della radio era
guasto.
Druth si avvicinò a Kirabard, seduto con la schiena contro le rocce. Il cadavere era in quella
posizione da ormai due giorni. Druth gli sfilò il casco ed evitò di guardare il cranio
deformato. Trovò il cavetto bianco e lo spezzò; aprì lo sportellino della radio, collegò il cavo
bianco e lo sostituì a quello rotto.
- Sono Druth, mi sentite?
Qualche secondo di fruscio. - Vi sentiamo, Comandante. Qual è la vostra posizione?
- Non ne ho la più pallida idea. Siamo atterrati qui come previsto, ma nessuno ci aveva
avvertiti della presenza di altre creature. L’esplorazione è annullata. Venite a prenderci al più
presto! Siamo in otto. Potete seguire questo segnale, per rintracciarci.
Un’altra tempesta di fruscii. Suoni metallici che attraversavano il canale interruppero la
conversazione. Poi la voce del capitano suonò più limpida.
- Stiamo mandando una navetta.
- - -
Dopo quattro ore, il cielo era rimasto perennemente scuro. Nessuna navetta li aveva
raggiunti.
Poi, inaspettato, arrivò un segnale del capitano Ludwig, accompagnato da una pioggia di
interferenze.
- La nave di ricognizione non può atterrare lì. Il timoniere ha scovato delle mitraglie
rilevatrici di movimento, nascoste nel terreno. Non vuole rischiare. Raggiungete la nave.
Druth sospirò. Era comunque un’azione suicida. Gli uomini erano stanchi, per niente
motivati… Ognuno doveva provvedere alla propria salvezza.
O forse no. In ogni caso, avrebbe preparato un piano, seppur misero.
- D’accordo. Dove atterrerà la nave?
- Ci sono delle strutture, poco distanti dal vostro nascondiglio, in superficie… La navetta
atterrerà davanti a queste, a cinquecento metri di distanza. Ora uscite dal nascondiglio, la
navetta è sopra di voi.
Druth agganciò la radio al fianco. - Avete sentito tutti?
Sette caschi rossi andarono su e giù.
- Bene. Abbiamo solo quattro meqha. Col, Mija, Kadir e Noah: armatevi.
- Comandante… - Era Col.
- Cosa c’è? - rispose brusco Druth, pentendosi subito dopo.
- Non… non me la sento. Mi dispiace.
Brutto segno, pensò Druth. - D’accordo. Guiderò io il tuo meqha.
“Il piano è semplice: i quattro meqha difendono i quattro soldati appiedati. Avanzeremo
verso gli edifici alieni, la navetta ci aspetterà lì. Andiamo.
- - -
Sebbene Druth fosse chiuso nell’esoscheletro, armato fino ai denti e dieci volte più veloce
di uomo, era più spaventato dei soldati che, circospetti, camminavano dietro le macchine.
Avanzavano lentamente.
I meqha erano bianchi come la neve, e sul fianco sinistro era riportata la scritta “Q5” in due
colori; sembravano degli scheletri con gambe e braccia troppo gonfie. Avevano delle molle
alle braccia, alle gambe, alle ginocchia, alle zampe, e persino la spina dorsale delle macchine
era molleggiata. Sembravano macchine ben riuscite, veloci, pericolose… ma la gabbia
toracica in cui si trovavano i soldati era malamente protetta, e con un semplice assalto si
sarebbe ammaccata in fretta e alla fine sarebbe stata solo un problema. Doveva riferirlo al
capitano.
- Ci siamo -, disse Mija. Tutti ricevettero via collegamento la voce del compagno, distorta e
metallica, all’interno dei loro caschi. Si fermarono. - Pochi altri metri e i sensori di difesa
nemici si attiveranno. Se potete, distruggete le mitraglie.
“Correte come il vento… correte!
Ora!
Le articolazioni del Q5 scricchiolarono, le molle si strinsero, e Druth lanciò avanti la
macchina.
La paura svanì, sostituita dall’eccitazione. “Diamine, se è veloce!” pensò.
Il terreno era ben solido, sotto le zampe del meqha. Improvvisamente, dal terreno,
sbucarono due mitraglie aliene.
Druth rivolse verso quella di sinistra il braccio armato, lasciando l’altra a Noah, e cominciò a
sparare. Il visore aveva catturato l’obiettivo immobile, e non era difficile mancarlo, dato che
il braccio del meqha veniva gestito anche dall’aggancio automatico dell’obiettivo.
I colpi andarono a segno. Ma la mitraglia nemica ancora non voleva saperne di sparare.
Druth era confuso.
- Sono al plasma! -, gridò Mija, che correva alla destra del Comandante, come se gli avesse
letto nel pensiero.
“Stanno caricando il colpo, dunque” rifletté Druth.
La mitraglia s’illuminò. Il visore di Druth, invece, si accese di rosso, intimandogli di
spostarsi perché era stato agganciato.
Druth si lanciò a sinistra con un salto; una luce verde si schiantò sul terreno, e il terreno si
sollevò nell’esplosione.
La navetta atterrò davanti a loro.
- Abbiamo deviato i sensori delle mitraglie, ma non funzionerà per molto – disse la voce del
capitano.
I soldati privi di meqha correvano come dannati. Vista la navetta, scattarono in avanti,
dimenticando la stanchezza.
“Ce l’abbiamo fatta!” pensò Druth. I soldati si gettarono nella nave, e ora toccava ai meqha.
Druth cercò di seguire i suoi. Ma i comandi non rispondevano.
- - -
La navetta vibrava senza sosta sotto i piedi del capitano. Guardava attentamente le azioni
dei nuovi Q5 dalla cabina di pilotaggio, insieme all’ingegnere Harold.
- Come potete vedere, i comandi sono stati interrotti senza problemi, e i meqha sono stati
dirottati verso la base aliena. Non c’è via di scampo.
Il capitano si grattò il pomo d’Adamo. - Non c’è il rischio che i soldati scappino dalla
cabina?
- No, - rispose Harold, - è ben sigillata, e non si apre fino… alla fine. Ecco, a voi l’onore. -
L’ingegnere gli porse un telecomando.
Intanto i Q5 correvano, chini e veloci, verso le base aliena. Il capitano attese qualche
secondo. Le macchine infransero l’ingresso e percorsero il tunnel. Passarono altri secondi.
Il capitano premette il pulsante.
La base fu immersa nelle fiamme blu dell’esplosione.
Contemplò quell’immagine mentre la navetta si allontanava verso il cielo nero. - Bene
ingegnere-, concluse infine. - È libero di costruirne altri.


Febbraio 25th, 2007 at 17:38
Bello, seppur inquietante
Febbraio 26th, 2007 at 12:05
:) Grazie anche per questo racconto, sei bravo!!!
Febbraio 26th, 2007 at 15:45
*Io* ringrazio voi, che avete la volontà di leggerli
. Ah, le mie inclinazioni verso l’inquietudine sono ben note, mi pare
.
Febbraio 28th, 2007 at 09:47
I tuoi lavori postati da me su p2pforum sono adesso stati inseriti pure nella newsletter
Se hai altre opere rilasciate sotto Creative Commons sono lieto di poter pubblicizzarle ancora
Febbraio 28th, 2007 at 15:28
Be’, praticamente tutti i racconti del blog!
Febbraio 28th, 2007 at 16:14
ma nei pdf non c’è scritto in tutti
Però basta un tuo permesso “ufficiale” che puoi inviarmi via email
Febbraio 28th, 2007 at 19:29
Fatto. ^^
Febbraio 28th, 2007 at 22:35
ok
penso di emtterne uno ogni max tre giorni perchè così c’è maggiore visibilità
Febbraio 28th, 2007 at 23:04
Grazïe
. Oggi p2pforum, domani… il mondo! XD