Racconto breve | Risveglio

Posted by taotor on Set 24 2006

Ecco un racconto breve, da leggere in poco tempo. Un evento accaduto a Roma mi ha fatto pensare a questo racconto…
Il link per il pdf è questo. Se volete, potete leggerlo anche dallo stesso intervento, ma privo di formattazione, qui sotto…

Qualcuno mi chiama, ma io non vedo nessuno – tutto è
buio. Apro gli occhi.
« Devi compilare tutti questi moduli, e sei in ritardo di
due settimane; avanti, sbrigati! », dice la segretaria. Io
non capisco, so che avrei dovuto già compilarli, e so che
non è importante, il capo non mi mangerà. La radio può
andare avanti anche senza qualche stupido foglio. Perché
c’è qualcosa di più importante che sta per accadere.
« No, non posso », rispondo. Avverto addosso lo
sguardo sorpreso della donna, ma non me ne curo, perché
c’è qualcosa che sta per arrivare, e documenti e lavoro e
telefoni che squillano e computer che ronzano non sono
importanti. Diamine, sta arrivando!
Ma cosa? Cosa sta arrivando? Neanche io lo
comprendo… Cala il buio, e tutto attorno a me svanisce,
dimentica se stesso (sono forse io, che lo dimentico?), e
scompare.
Qualcuno mi chiama. È già successo, e di nuovo io non
vedo nessuno, finché non apro quegli occhi che non
sapevo fossero chiusi, né mi pare di aprirli realmente.
«Non hai ancora finito! Quei moduli non ti
aspetteranno, e nemmeno il capo…»
« Chi se ne frega del capo! », urlo. Supero la
segretaria dandole una spallata che le fa cadere a terra i
fogli, ma nessuno si gira a guardarmi, tutti lavorano.
«Smettetela, smettetela! Sta arrivando! Correte via
dall’edificio!»
Forse ho capito. Ma se ho sfiorato la verità, quella è
scappata ancora più lontano da me. Mi guardo attorno, e
credo di urlare, non di paura o di rabbia, forse di
disperazione. Non sto sognando, ma so che non sono
sveglio. Non voglio andarmene, ma c’è solo buio, che mi
abbraccia e mi ammazza.

Questa volta non c’è nessuno che mi chiama. E io
rimango con gli occhi chiusi, anche se so che è come se
fossero aperti, e che guardare o avvertire sono la stessa
cosa. Ma li apro, più tardi del solito, e sento molte voci.
Nessuno mi chiama, ma tutti mormorano.
Sento una vibrazione sotto i piedi, e mi sembra di
vedere l’aria che trema.
«Ve l’avevo detto! Siamo ancora in tempo, forse,
fuggiamo!»
Nessuno mi dà ascolto. Tutto trema sempre di più.
Lancio un’occhiata distratta verso le finestre, e non mi
sembra di notare niente, nemmeno il cielo o l’esterno, ma
distinguo bene le luci al neon del soffitto… o quasi.
Tutto trema, qualcuno si alza.
Il buio m’inghiotte per l’ennesima volta.

Non so cos’ho fatto, né cos’è successo. Mi sento
consumato, da dentro. Non c’è nessuno nella stanza.
L’edificio si scuote. Questa sensazione mi innervosisce e
intristisce, devo liberarmene. Devo scappare.

« …ERANO LE PREVISIONI PER DOMANI. IL METEO FINISCE QUI, VI
AUGURO UNA BUONA GIORNATA. »
Il gatto salta sul tavolo, e annusa il caffè fumante nella
tazza con curiosità e sospetto.
« Sta’ lontano, Cesare. »
Cesare alza la testa, osserva il padrone che,
stiracchiandosi, arriva, e salta giù dal tavolo. Se ne va
impettito verso la poltrona vicina al balcone.
« Che nottataccia… »
Una mano afferra la tazza di caffè, mentre due piedi
compaiono sul tavolo. Il televisore, dietro i piedi,
trasmette la pubblicità che volge al termine, lasciando
spazio alla voce che intima di non perdere la nuova fiction
dedicata all’ennesimo brav’uomo dell’universo.
« BUONGIORNO A TUTTI DA CANALE 2.
« UNA TRAGICA NOTIZIA DA PARIGI; UN EDIFICIO DI OTTO PIANI
CROLLA ALL’IMPROVVISO DOPO UNA LEGGERA SCOSSA DI
TERREMOTO. “LA COSTRUZIONE SAREBBE DOVUTA CROLLARE GIÀ DA
TEMPO”, DICONO I VIGILI DEL FUOCO. “È UN MIRACOLO CHE NON
SIANO MORTI TUTTI QUELLI CHE VI ERANO ALL’INTERNO”.»
« C’È POLVERE OVUNQUE, STAMATTINA A PARIGI. » dice
l’inviato, « QUASI TUTTI SALVI, SCAPPATI FUORI PRIMA CHE LA
TRAGEDIA SI CONSUMASSE. “SIAMO STATI AIUTATI DA UN UOMO”
DICE QUESTA SIGNORA, ANCORA SCOSSA DALL’EVENTO. “CI HA
PORTATI FUORI, SAPEVA GIÀ COSA SAREBBE SUCCESSO. HA AGITO IN
TEMPO.”
« L’UOMO DI CUI PARLANO TUTTI I SOPRAVVISSUTI SI CHIAMA
JEAN VILLON, TRENTANTRÉ ANNI. SFORTUNATAMENTE, È RIMASTO
UCCISO NEL CROLLO DEL PALAZZO, DOPO ESSERSI BUTTATO
INSPIEGABILMENTE DALLA FINESTRA.»


One Response to “Racconto breve | Risveglio”

  1. S-M-N Says:

    Complimenti, continua così.

    Simone

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