Recensione | Hyperversum, di Cecilia Randall

Posted by taotor on Lug 03 2007

hyperversum

L’idea non è molto originale. Anzi. Dei ragazzi vengono risucchiati in un videogioco, o meglio, proiettati attraverso questo nell’anno 1214. Fin qui non c’è nulla di nuovo, ma continuando la lettura si può sperare in qualcosa di più.

I pregi del libro. L’autrice, malgrado qualche minuscolo anacronismo (esempio: un personaggio medievale, non uno dei ragazzi, dice che di fronte al nemico non sarebbero arretrati di un metro), presenta una fedele e credibile società medievale. La narrazione è leggera, e gli avvenimenti si srotolano pagina dopo pagina senza alcuna difficoltà dell’autrice, senza mancanza di fantasia.

I difetti sono principalmente due, gonfiati per tutto il romanzo. Incoerenza e deus ex machina a manetta.

Innanzitutto, il narratore (in realtà, in questo caso, l’autrice) è uno di quelli perbenisti. Questo non sminuisce la narrazione, ma se il libro vuole essere per ragazzi - come suppongo - non può aggirare alcuni ostacoli morali, che da tempo non sono un problema nemmeno per i più giovani adolescenti. Perbacco, in un mondo medievale la parola più rude che viene detta è bastardo? E perché si comportano tutti come in un film per famiglie da prima serata? Insomma, è evidente che l’autrice non abbia voluto oltrepassare certi limiti. Ian, il protagonista, è un fustacchione, ha ventotto anni, è intelligentissimo e ha il look perfetto da attore porno messicano. Possibile che rispetti il mos maiorum americano? Possibile che riesca a far svenire tutti i nemici che incontra? Possibile che si faccia tanti problemi a uccidere qualcuno per salvarsi la pelle? Non ricordo abbia ucciso alcuno, per tutta la storia. O almeno, non direttamente, quindi non per mano sua, ma al massimo per sua intercessione.

Il deus ex machina permea le pagine del romanzo. Tuttavia, sviluppata la teoria che il romanzo sia per ragazzi, magari per ragazzi facilmente impressionabili, non si dovrebbe tenere conto di ciò, perché è pressappoco un elemento fondamentale del genere.
In breve, i personaggi, anche nelle situazioni impossibili, senza via di scampo, in cui rischiano la vita, se la cavano sempre, al massimo con un taglietto. Peggio ancora, la scampano sempre sul filo del rasoio. Per calcolo matematico delle probabilità, sarebbe più credibile evitare completamente un pericolo, che sfiorarlo.

Sebbene questa possa sembrare una recensione distruttiva (in realtà non è una vera recensione, è un mio parere riguardo a un libro, nient’altro), trovo che il romanzo sia abbastanza piacevole da leggere. Inoltre, un lettore medio o medio-basso, o chi cerca solamente una lettura di svago, lo apprezzerà molto. Perlomeno, una cosa è certa: il finale è ottimo. :D


6 Responses to “Recensione | Hyperversum, di Cecilia Randall”

  1. fab Says:

    Concordo con te ed aggiungo un punto assolutamente da non sottovalutare:
    sembrava di rileggere “timeline” di Crichton!!!!
    L’evolversi della storia ed i personaggi molto simili, l’ambientazione pressochè la stessa, gli inglesi cattivi ed i francesi buoni, il protagonista che si innamora della bella nobile francese…..sarebbe quasi da plagio!

  2. taotor Says:

    Esatto; d’altronde, la stessa trama è stata usata in mille salse non solo per libri, ma anche in film, telefilm ecc… Con un libro scarso non risparmio commenti, ma con Hyperversum devo ammettere che è un altro conto; per quanto pulp possa sembrare, a me ripensarci mi fa venire una certa nostalgia, e benché come narrazione cada in mille buche di luoghi comuni, qualche punto “forte” ce l’ha.

  3. Arghy Says:

    Complimenti, siete riuscite a rendere ottimamente l’anima del libro.
    Non posso che concordare su tutti i fronti, compreso il fatto che, nonostante le tante semplicionerie presenti, la lettura mi ha affascinato e coinvolto profondamente.

  4. taotor Says:

    Ammetto che mi sembra un commento spammoso pre-surgelato, comunque ti ringrazio… :)

  5. tizianoitalia Says:

    Leggendo questi penosi commenti,a 3 anni dall’uscita del primo Hyperversum,avendo da poco finito “il Cavaliere del Tempo” …beh,non posso che sorridere della pochezza di certi…ometti…semplicemente invidiosi della capacità di scrittori come Cecilia Randall,di essere riusciti a scrivere ben due seguiti alla prima storia di Hyperversum.
    Questo è stato il vero Deux ex machina, che spero vi faccia rodere doppiamente per le fregnacce che avete scritto due anni fa.
    Godo.Baci baci

  6. Alfredo25 Says:

    Sono d’accordo con questa recensione. Anche io lessi il libro un po’ di tempo fa, e tutto sommato mi è piaciuto.

    Mi sento invece in dovere di “difendere” da tizianoitalia gli altri che hanno commentato. Hanno espresso un loro parere, e il tuo parere non vale più di quello degli altri, non puoi arrogarti il diritto di definirli “penosi”. Penoso sei tu che hai dimostrato di non sapere nemmeno scrivere. Poi, definire gli altri “invidiosi” di Cecilia Randall (ma chi la conosce?) è assurdo, e il fatto che sia riuscita (addirittura!!) a scrivere “ben due seguiti” (minchia! due! mica scherzi! Diamole un bel premio!) non significa niente. Anche Licia Troisi non la smette più di scrivere schifezze, ma questo non la rende una brava autrice.
    Chiedo scusa per le scurrilità. Non è mia intenzione offendere nessuno, ma mi sembrava doveroso difendere chi vuole esprimere il proprio parere in modo civile, e non in modo arrogante come quello che ha commentato l’utente subito prima di me.

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