Sul “mostrare” e il raccontare

Posted by taotor on Dic 02 2007

Piccola nota: nel post ho inserito immagini commentate, una cosa comune tra i blogger, ma che io vedo fare (e apprezzo molto) soprattutto in gamberi fantasy.
Come avevo già accennato qualche post fa, a qualcuno piace “mostrare”, rimanendo nel capo della letteratura - tenetelo presente, questo è un dato importante affinché si distingua dal cinema.
Prendiamo come esempio un grande classico inimitabile; ecco un brano:

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia [ e bla bla bla…]

E tutto questo per dire che su una stradina di campagna, tra una collina e un lago, passeggia un prete cagasotto che fra poco rischierà le mazzate. Eppure, alcuni decenni fa (ancora oggi, da qualche parte), lo facevano imparare a memoria, insieme a un altro brano, Addio monti…

Ora, un altro brano:

«Draghi.» Mollander si chinò a raccogliere da terra una mela av­vizzita e incominciò a passarsela da una mano all’altra.
«Lanciala in aria» esortò Alleras la Sfinge. Tolse una freccia dalla faretra e la incoccò.
«Mi piacerebbe vedere un drago.» Roone era il più giovane del gruppo, un ragazzo tarchiato cui mancava ancora un paio d’anni per raggiungere la virilità. «Mi piacerebbe proprio tanto.»
“E a me piacerebbe dormire tra le braccia di Rosey” pensò Pate. Si agitò inquieto sulla panca. Entro il mattino, la ragazza poteva essere sua. “La porterò lontano da Vecchia Città, attraverso il ma­re Stretto, fino a una delle città libere.” Là non c’erano maestri, nessuno che lo potesse accusare


Tutt’e due i testi sono ottimi (il primo soprattutto), mi sembra naturale. Ciò che li differenzia, a parte gli anni e il genio del primo, è lo stile. Nel primo brano, la narrazione è così squisita, così bella, che ha reso famosa e gloriosa l’opera e il suo autore. Nel secondo brano, la narrazione è asciutta, concisa, spesso volgare e sempre ridotta al minimo indispensabile. Anche questo è bello, ma l’autore è così realista e allo stesso tempo neutro (ricordiamo il Verga), al punto che la sua opera viene spesso paragonata al cinema (mentre l’autore pensa solo a far soldi e di tutto il resto se ne frega). Il lettore, difatti, conosce solo i pensieri di pochi personaggi, e vive la storia cogli stessi, senza sapere cosa succede nel frattempo. In questo modo il narratore se la spassa, e l’autore è libero di prolungare la sua storia all’infinito senz’apparire estremamente aritificioso - leggasi “realista”.

Potete qui vedere uno scrittore e un regista, ovvero due individui diversi

Personalmente, penso che sia il “mostrare” che il raccontare siano ottime tecniche narrative - anche se il raccontare non è una “tecnica”, esiste da quando è nato il mondo e si è mantenuta per secoli, ed evidentemente un motivo c’è.

Va di moda, a quanto pare, il “mostrare”. Molti lettori preferiscono questo modo di narrare, che comprende: assenza di fantasia, assenza di particolari spesso molto importanti per lo sviluppo della trama, o perlomeno per la facile comprensione del racconto, noia, se il succo succo del racconto fa schifo, e a fine lettura, sembra di aver letto un copione.

Il “mostrare” è invero un’ottima tecnica, se ben usata, e anche difficile, poiché bisognerebbe saper dire tutto in poche parole e lasciare il resto all’intelligenza del lettore. Ma, a mio parere, chi la usa deve avere un gran talento, deve saper saltare tutte quelle “buche” sopra elencate e, se possibile, dovrebbe dosare il “mostrare” col classico raccontare, in modo da avere un’ottima opera.

Per esempio, Dumas, nel Conte di Montecristo, si prolunga molto e spesso cade nella ripetizione (personalmente, questo romanzo mi piace moltissimo in ogni suo particolare), mentre nel ciclo dei moschettieri si lascia andare in una narrazione spedita, dialoghi botta-e-risposta, e via discorrendo.

Questo è, insomma, il mio parere a riguardo. Non tiro le somme, ma di sicuro non lascio nulla in sospeso. Grazie per avermi letto. :)

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