
Per Punto di vista, pdv, (Point of view, per gli anglofili, abbreviato pov), s’intende di solito il “modo di vedere” la storia attraverso gli occhi di un personaggio (alla volta). In questo modo generalmente il narratore scompare, come personalità, dicendo solo ciò che accade, senza commenti, e in modo molto distaccato, lasciando il posto ai pensieri e al modo di vedere del personaggio.
Pregi: il narratore può limitarsi a rivelare solo ciò che vedono i personaggi: se Tizio entra nella città X, il narratore potrà dire che Tizio ammira l’arco d’entrata, il burrone alla sua destra, la montagna alla sua sinistra, ma nient’altro che non sia nel campo visivo/mentale del personaggio: il narratore onnisciente con la smania di raccontare tutto, invece, dirà anche che in passato la città X era appartenuta al Re Caio, che l’aveva chiamata così per questo e quel motivo, ma che in seguito un esercito di orchi-vampiri-draghi-assassini è penetrato distruggendo tutto ecc. In realtà, anche attraverso il pdv del personaggio si possono fornire queste informazioni, solo che bisognerà farle cadere dall’alto, centrando i personaggi adatti a dirle e il contesto giusto.
Difetti: sembrerà strano, ma è difficile che ciò che il narratore onnisciente direbbe a ruota libera si possa trovare nelle parole dei personaggi. Se voi entrate in una città/paesino poco lontano da dove abitate, non credo che il primo che passa vi dirà le origini, la storia ecc. Parlo, insomma, di coerenza e verosomiglianza. Ammesso che lo scrittore riesca a inserire nelle bocche giuste queste informazioni, è difficile, per verosomiglianza, che un certo personaggio ne incontri un certo altro che gliele fornisce. Mi spiego: se bisogna dare a tutti i costi delle informazioni sulla città X, affinché il lettore possa collegarle con ciò che avverrà dopo, nella trama, è molto facile incappare in situazioni assurde e inverosimili, perché il narratore non sapeva come diamine raccontare le origini della città.
Per questo problema c’è una soluzione semplice: stendere una scaletta degli eventi, in modo che non si scriva bloccandocisi proprio nel punto in cui costringiamo Caio a dire a Tizio dell’esercito di orchi-assasini ecc. Vedendo la situazione dall’alto, possiamo gestire meglio dialoghi, personaggi, eventi e tutto.
Da qui, eccomi alla ragione per cui volevo scrivere questo post. ![]()
La storia intera dipende dai personaggi. Mi spiego: Tizio può essere un pazzo assassino che sbava e grida, o un pazzo assassino furbo e scaltro: le due cose determinano lo svolgersi degli eventi, e non è mica una bazzecola. Ma, a meno che non si abbia già un’idea matura di tutti i personaggi del racconto/romanzo, è impossibile determinare il carattere dei personaggi senza averli prima “conosciuti”. Una fredda scaletta non ti permette di descrivere un personaggio, né ti costringe a farlo parlare. Lo scrittore, insomma, il più delle volte conosce i personaggi facendoli interagire sul posto, improvvisando, in una specie di teatrino. Per questo, io suggerisco, quando si è in dubbio coi personaggi (o con la storia), di scrivere una scena inutile ai fini della trama: in questo modo si dipingono i personaggi, si fa un po’ di chiarezza storia affrontandola coi loro pensieri, e via discorrendo. Se poi la scena non fa tanto schifo e può tornare utile, ben venga, la si potrà inserire tra le altre, magari arricchendola.
In linea di massima, questo è ciò che può accadere ad alcuni nello scrivere. Non mi sento di assolutizzare niente, perché le vie della scrittura sono infinite.


Leave a Comment
You must be logged in to post a comment.