Umberto il Grande - Su Eco e il Pendolo
Posted by taotor on Set 21 2007
Si badi che, non avendo di certo né la cultura di alcuni letterati né il senso critico politico-filosofico di altri, esporrò qualche parere su questo grande scrittore, ma dal punto di vista personale, mettendo a fuoco lo stile narrativo e altro.
Il mio è, a quanto pare, un blog letterario - un nome che fa paura -, e sto trattando Il Pendolo di Foucault, romanzo di Umberto Eco, ma non ho voglia di parlare di letteratura post moderna statunitense, decostruzionismo, templari o esotersimo (di questo un po’ sì ^^): non saprei cosa dire!
Ebbene, molti conoscono Umberto Eco solo di nome, magari pensano si chiami Umber Teco, per quante volte l’hanno sentito. Quest’uomo (si guardi la foto: non avete voglia di darli un bel bacione sulla guancia?
, quest’uomo ha scritto Il nome della rosa, il suo primo romanzo, quello per cui è famoso su tutto il globo terracqueo.
Eppure, leggendo il nome della rosa, che senza dubbio è un gran bel romanzo, non ho trovato la genialità che tutti acclamano. Un pozzo di cultura, certo, ecc…ecc…, ma alla fine mi è sembrata una favolina. Dovrebbe essere un romanzo incredibilmente serio, ma a me è sembrato (in senso buono) spassoso.
Per questo vorrei osannare Il Pendolo di Foucault. L’ho letto un po’ di tempo fa, quindi sicuramente non ricorderò tutto quello che voglio dire, ma vado avanti ugualmente.
Nel Pendolo, Eco inserisce una tale quantità di informazioni, non necessariamente (e strettamente) culturali, ma in senso lato, ti parla dei Templari, di computer, di guerra, di Dio, ecc… Non manca nemmeno il fantasy, tanto per dire. ![]()
La parte iniziale del romanzo si perde in divagazioni filosofiche; Simone Navarra, nel suo blog, criticava questo punto. Io invece lo trovo davvero interessante: leggendo, anche se non capisci una mazza di quello che hai sotto gli occhi (compreso il famoso π, eh, Simone?
, apprendi qualcosa di interessante (Il pendolo di Foucault, per l’appunto, all’inizio, e così via); io ho letto le prime venti pagine prima di andare a dormire, e mi son trovato ad annuire quando parlava del panta rei, a leggere attentamente quando tirava in ballo la Qabbalah ecc… Addirittura, quasi mi dispiaceva leggere l’inizio vero e proprio della storia.
Cosa trovo di geniale nello stile narrativo di Umberto Eco: nel Pendolo, mi ha fatto ridere quando doveva e mi ha fatto stare zitto a girare la pagina al momento richiesto - non come mi era successo col nome della rosa. Ci sono trovate geniali, tanto per citare qualcosa:
Come essere Dio in borghese. Tu sei Dio, giri per la città, senti la gente che parla di te, e Dio di quà e Dio di là, e che mirabile universo è questo, e che eleganza la gravitazione universale, e tu sorridi sotto i baffi (bisogna girare con una barba finta, oppure no, senza barbam perché dalla barba Dio lo riconosci subito), e dici fra te e te […]: “Ecco, questo sono io e loro non lo sanno”. E qualcuno ti urta per strada, magari ti insulta, e tu umile dici scusi, e via, tanto sei Dio e se tu volessi, uno schiocco di dita, e il mondo sarebbe cenere.
O ancora, quando nel romanzo la focalizzazione si sposta sui file (pagine di diario virtuale), un altro esempio di genialità (qui lo stile cambia):
A lungo dimentico di essere Talbot. Da quando ho deciso di farmi chiamare Kelley, almeno. In fondo avevo solo contraffatto dei documenti, lo fanno tutti. Gli uomini della regina sono spietati. Per coprire le mie povere orecchie mozzate sono costretto a portare questa papalina nera, e tutti hanno sussurrato che io fossi un mago. E sia.
[…] ho scoperto delle formule, ho voluto evocare gli angeli come egli fa nelle notti di plenilunio. Dee mi ha trovato riverso, al centro del cerchio del Macrocosmo, come colpito da una staffilata. Sulla fronte, il Pentacolo di Salomone. Ora debbo tirar ancor più sugli occhi la papalina.
E ancora:
Quivi, e le orecchie che più non ho fremono al ricordo sotto la logora papalina, di colpo, nel buio di un nuovo inopinato passatto ci si parò di fronte un gigante, un’orribile creatura grigia dall’espressione atona […]
- Il Golem! disse Dee. Poi alzò ambo le braccia al cielo, e la sua zimarra nera ricadeva con le sue ampie maniche al suolo, come a creare un cingulum, un cordone ombelicale tra la posizione aerea delle mani e la superficie, o le profondità, della terra. - Jezebel, Malkuth, Smoke Gets in Your eyes! disse. E di colpo il Golem si dissolse come un castello di sabbia […]
Non voglio sembrare banale a citare soprattutto le parti che più sembrano “fantasy”, ma volevo far notare la flessibilità di Eco a cambiare il modo di narrare conservando il suo solito stile.
680 pagine di romanzo che si leggono volentieri (non oso dire “tutto ad un fiato” o qualche altra frase stereotipata: non intendo questo, infatti.) Non mancano punti lenti, io stesso ho letto qualche decina di pagine come uno zombie, pensando ad altro durante la lettura. Ma se, nonostante tutto, ne parlo ancora bene… ![]()
Questo post è un po’ un attacco a chi sminuisce Eco, a chi ragiona secondo il business (per esempio, dare per scontato che Il nome della rosa sia un capolavoro senza basarsi su esperienze personali), e semplicemente un commento personale (e complimento) all’autore.


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